Le strutture di sostegno costrette a ridurre o fermare le attività. Su 58 affiliati, oltre 40 in difficoltà. Le più a rischio sono le case rifugio, che ospitano persone in pericolo di vita: il ministero delle Pari opportunità ha fatto piazza pulita
Mia mamma mi ha detto che si sono tanti grandi e tanti bambini, così tanti che neppure lei che sa tanti numeri li potrebbe contare, che hanno attraversato il mare e non avevano neppure i braccioli, ma solo tanta paura di annegare e tanta speranza di fare un vita migliore, e alla fine del mare sono arrivati su una piccola isola dell’Italia. Mia mamma mi ha detto che i capi dell’Italia li stanno lasciando tanti giorni su quell’isola, dove non hanno una casa e neppure da mangiare e non possono fare niente e l’isola è troppo piccola e stanno tutti stretti, che non hanno più neppure un posto per sedersi e dormono in piedi.
Io ho chiesto a mia mamma se i capi dell’Italia sono tutti matrigne, visto che sono così cattivi. Mia mamma mi ha detto che i capi dell’Italia sono draghi con la pelle verde e il cuore di pietra e la lingua come quella dei serpenti, che ha due punte ed è velenosa e non dice mai la verità. Mia mamma mi ha detto che i capi dell’Italia sono orchi, come quello di Pollicino, che non hanno pietà di nessuno, neppure dei bambini. Mia mamma mi ha detto che anzi i capi dell’Italia sono peggio degli orchi, perché almeno gli orchi mangiano per fame e invece i capi dell’Italia mangiano grandi e bambini solo per continuare a fare festa nei loro castelli. (…) Io ho chiesto se questi draghi saranno mai sconfitti e mia mamma mi ha detto “forse”. Io le ho detto che “forse” non è abbastanza e mia mamma mi ha detto che forse sarò bravo a scuola, forse troverò un’amica o un amico con cui passare la vita, forse farò un lavoro che mi piacerà, forse farò dei bambini che amerò e forse rimarrò sempre così, senza un drago nel cuore. Io le ho chiesto cosa c’entrava e mia mamma mi ha detto che ogni persona è un forse e che io sono il forse più importante per lei e che per questo forse che sono io lei farebbe tutto. Perché mia mamma mi ha detto che “forse” è abbastanza.
Io le ho detto che le volevo bene, senza forse. E mia mamma mi ha dato un bacio sulla fronte e mi ha detto che anche lei mi vuole tanto bene, senza forse. Aveva le lacrime negli occhi: neppure lei ha un drago nel cuore, ma questo lo sapevo già.
Uno dei commenti all’articolo del Corriere sulla firma da parte di Napolitano della legge sul legittimo impedimento.
E’ il commento di un berlusconiano e secondo me, per fare un po’ di autocritica e capire perché la gente vota Berlusconi (andando a fondo della cosa), noi altri di sinistra dovremmo ripartire da qui:
Berlusconi e il centro destra ha inboccato il viale del tramonto???? Vincere ancora una volta le elezioni, è uno strano modo di “tramontare”. Socondo me, e parlo da berlusconiano, la sinistra racimolerebbe più voti se invece di rincorrere Berlusconi, e parlare solo di lui, parlasse delle sue proposte…proposte concrete. Io non ne ho sentina nemmano una. Ma comunque, io spero che continuino ad insultare il Premier, a dire che lui si fa le leggi adpersonam, a dire che la Lega è razzista, xenofoba ecc.. L’unico risultato che avete ottenuto dal 1994, è che lui, più lo attaccate, e più si rafforza, e più aumenta il fastidio di chi non è “antiberlusconiano” per principio e che alla fine, nel segreto dell’urna, mette la croce su Berlusconi.
Sempre di più mi rendo conto che se vogliamo contrastare l’onda di qualunquismo che domina nel nostro Paese non è contro l’uomo che dobbiamo scagliarci, ma ragionare sul meccanismo che fa scattare, proponendo idee che siano veramente concrete, forti e lavorino sul miglioramento, non sull’abbassamento dell’altro.
Qualche volta mi è capitato di dimenticare le rette scolastiche. La mensa, soprattutto. Quando i figli sono tutti piccoli, bollettini diversi scadenze diverse: le portano a casa negli zaini dicono mamma tieni, uno appoggia distratto il pezzo di carta sulla mensola, poi magari non si trova più, si perde in mezzo ad altre carte. Si paga in ritardo, con la penale, senza decreti ovviamente, e finisce lì. La prossima volta si sta più attenti. Non si pensa mai - e questo dipende dal fatto, credo, che siamo cresciuti, la mia generazione è cresciuta in un Paese dove la scuola pubblica specie quella elementare era fantastica, la cura dei bambini un bene superiore condiviso - che le colpe dei padri possano ricadere sui figli. C’entrano anche certi insegnamenti primari, certo, tipo questo. Perciò non succede niente, se un padre dimentica di pagare una retta di certo la scuola farà in modo che il bambino non sia neppure sfiorato da un pensiero che non saprebbe concepire. Se - più grave, più triste - i genitori non possono, invece, pagarla, la scuola - il comune, l’ente pubblico, lo Stato - si fa carico della debolezza dei grandi e protegge i piccoli. È ovvio che quando i bambini si siedono a tavola, a mensa, devono avere nei piatti tutti la stessa pasta al sugo. Non c’è nemmeno bisogno di spiegare perché. Perciò ci saranno cose più gravi ma mi dispiace, non riesco a pensare ad altro che a quei nove bambini che lunedì si sono seduti ai piccoli tavoli spostando le piccole sedie, hanno aspettato che arrivasse come ogni giorno la signora con carrello e hanno visto la pasta nei piatti degli altri, il pane nel loro. Scuola elementare di Montecchio Maggiore, provincia di Vicenza. Il comune (Lega, Pdl) aveva avvisato: questa la spiegazione. Sette bimbi stranieri, due italiani: pane e acqua. Riuscite a immaginarvi di avere sei anni, sedervi a tavola coi compagni, vedervi porgere un pezzo di pane, la pasta nei piatti degli altri e i loro sguardi su di voi? Sentire il compagno che chiede «perché tu mangi il pane», e non sapere cosa rispondere? Provate ad andare a ritroso negli anni, a mettervi in quelle scarpe e quei grembiuli: che cosa fareste? Piangereste, restereste in silenzio, mangereste il panino, dareste una spinta al compagno rovesciando il piatto? Ma che paese siamo diventati? Ma cosa ci è successo? Ma come è possibile che abbiamo smarrito persino l’istinto a tutelare l’innocenza, la cura dello sguardo di un bimbo, il suo valore? Cosa ci stiamo a fare, di cosa parliamo se non sappiamo sentire e insegnare questo? Da dove possiamo ripartire se non da qui?
Il resto, tutto il resto, ne consegue. Mille posti in meno alla Fiat, altre mille famiglie che presto non potranno pagare le rette. Andate a cercare la notizia nei giornali, nei tg. Cercate bene, poi fateci sapere. A qualcuno interessa se da domani ci saranno mille posti di lavoro in meno? Non tocca mai a noi, non è vero? Sono storie di poveri, una minoranza. E se nostro figlio è compagno di banco e di classe dei nove a pane e acqua alla fine sarà meglio cambiargli scuola, che magari poi fa domande a cui non sappiamo rispondere. È così imbarazzante sentire i bambini che domandano perché. Diamogli la play station, così stanno zitti.
Concita De Gregorio - Pane e acqua - L’unità