Se c’è una cosa che so è che l’1 per cento della popolazione ama la crisi. Quando la gente è nel panico e disperata e nessuno sembra sapere cosa fare, è il momento ideale di fare approvare la loro lista di desideri di politiche pro-aziendali: privatizzare l’istruzione e la sicurezza sociale, tagliare i servizi pubblici, eliminare le ultime limitazioni al potere delle grandi multinazionali. In mezzo alla crisi economica, questo sta accadendo in tutto il mondo. E c’è solo una cosa che può bloccare questa strategia, e per fortuna, è una cosa molto grande: il novantanove per cento. E questo novantanove per cento sta scendendo in piazza da Madison a Madrid per dire “No. Noi non pagheremo la vostra crisi“. Questo slogan è nato in Italia nel 2008. E’ rimbalzato attraverso la Grecia, la Francia e l’Irlanda e infine si è fatto strada nella piazza in cui la crisi è iniziata.
Naomi Klein nell’articolo La rivoluzione mondiale del 15 ottobre di Enzo di Frenna, “Il fatto quotidiano”
Dichiarare di non voler onorare il debito è a mio avviso l’errore politico più grave commesso dai manifestanti: è stato proprio il mancato rispetto di una regola fondamentale della convivenza umana, il rapporto tra ciò che si dà e ciò che si riceve, ciò che si guadagna e ciò che si spende, a portarci dove siamo. La politica ha comprato consenso rinviando all’infinito il taglio degli sprechi, la riduzione dei costi della politica, lo scioglimento dei potentati, la scadenza degli impegni. Dire: “non paghiamo il debito” equivale a dire “noi siamo come chi ci ha ridotto in questo stato”.
Ma perché #occupiamobankitalia? Dino Amenduni “Il Fatto Quotidiano”
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