com’è possibile che in un paese che ha visto già nel dopoguerra la nascita di una grande associazione femminile come l’Udi e un potente movimento femminista negli anni 70, l’immagine della donna italiana sia quella trasmessa dalla televisione, riportata dagli scandali, che la sessualità e la relazione uomo donna sembrino tornate indietro di decenni, che la libertà che il movimento femminista ha conquistato non serva alle donne per sentirsi libere veramente? La televisione, al contrario di quello che pensa Susanna, non crea nulla, ma riprende e amplifica ciò che è già presente nella società. È lì, nella società, che dobbiamo guardare e cercare di capire cosa è successo. Perché in Italia c’è il tasso di lavoro femminile più basso d’Europa? Perché la tivù pubblica italiana trasmette programmi in cui il corpo delle donne è esposto come non accade in nessun paese europeo? Perché la natalità è così bassa? Perché le donne vengono pagate a parità di preparazione e mansioni meno degli uomini? Perché nessun governo si è mai occupato veramente delle donne? Io credo che questo sia accaduto perché il movimento femminista non è andato fino in fondo, non ha trasformato le grandi scoperte di quegli anni in diritti acquisiti e sorvegliati, non ha preteso dalla politica l’attuazione concreta non solo della parità, ma della differenza femminile, che implica una società a misura delle donne, del loro lavoro, dei bambini, del compito doppio che hanno sempre svolto nel silenzio.