Chi si illude che tutto si risolverà con la fine di Berlusconi, magari accelerata dagli scandali, commette lo stesso errore di chi alla fine della Prima Repubblica si illudeva che bastasse mandare in galera o ad Hamamet qualche leader corrotto. Dimostra di non capire quanto e come ha agito il berlusconismo in questi anni nella società. Non è stato fascismo, ma ha svuotato la democrazia. In maniera sistematica e diffusa, nei palazzi delle istituzioni come nelle teste dei cittadini. Ha snervato il parlamento, la magistratura, la libera informazione, la scuola. Un vero collasso culturale. L’egemonia berlusconiana ha significato il trionfo del populismo che è la base di ogni fascismo. Le democrazie vivono di dubbi e verifiche, di libera circolazione di notizie e di teorie complesse. (…) Il populismo abolisce la complessità, vive di certezze, di controllo dell’informazione e di teorie semplici. (…) Il successo della grande semplificazione di Berlusconi, accettata come metodo anche dagli avversari, ha prodotto una perdita collettiva di senso e di memoria.(…)
Non è stato facile arrivare a tanto e non sarà semplice uscirne. Il non regime di Berlusconi è riuscito laddove hanno fallito i fascismi, nonostante i lager e i gulag: l’eliminazione totale dalla scena degli intellettuali. Non nel senso di chi svolge la professione, quelli rimangono e sono ben pasciuti. Mi riferisco piuttosto alla facoltà di esprimere una visione della società autonoma dal potere, che può essere svolta da chiunque. L’intellettuale è l’ebreo del populismo.
Tratto dal I capitolo de La bolla - Curzio Maltese, Feltrinelli, 2009
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