Un paese rigorosamente cattolico, dunque, e l’abbiamo sempre saputo. Ma anche un Paese di fervidi credenti che non riescono a non essere grandi e incalliti sciupafemmine. Ogni donna ne ha conosciuti, di potenti e meno potenti, pronti a fare il segno della croce in chiesa la domenica e un’ora dopo a portarsi a letto la prima che capitava a tiro. Ogni governo ne ha avuti, tra ministri, sottosegretari e politicanti di vario genere. Li abbiamo tollerati come elementi di folclore, soggetti imbarazzanti ma ancora innocui tutto sommato, casi singoli che non rappresentavano altro che sé stessi.
Ora è diverso. Ora abbiamo un presidente del Consiglio che compra le donne a colpi di 5mila euro a sera, e sono anche più di una ogni sera. Le denunce e le indagini hanno messo a nudo il suo gioco, e lui non si pente né si nasconde. Ammette tutto e rilancia. E’ orgoglioso del suo stile di vita, fiero di trascorrere le sue serate a guardare (e forse non solo) donne a pagamento. Non specifica le età ma quelle che lui chiama donne spesso sono minorenni. Non solo è un peccato per la morale cattolica, è soprattutto un reato e un enorme problema di immagine per un premier e il suo Paese. Lui fa finta di nulla, va avanti, si sente sicuro. E’ uno che si aggira intorno al 60% di consensi, che cosa possono fargli?
E’ questa la differenza tra gli sciupafemmine del passato e i baccanali del premier: il consenso quasi plebiscitario, di sicuro il più elevato dai tempi di Mussolini. E’ la sua forza e purtroppo per noi donne italiane si basa proprio su un messaggio semplice semplice: posso tutto, sono onnipotente, e ve lo dimostro comprando tutte le donne che voglio. Le platee di fedelissimi ridono di gusto e applaudono. Gli uomini che leggono i giornali o ascoltano la tv fanno l’occhiolino e approvano.
Il presidente del Consiglio è libero di riempire le sue ville di donne a pagamento, se questo è il suo credo. Ma a questo punto davvero non so più in che paese vivo. Perché la libertà dell’uomo politico di portarsi a letto ogni donna che respiri è diventata un sogno collettivo. E’ un martellamento continuo di barzellette, pubblicità, programmi tv ammiccanti. E’ un continuo darsi di gomito e ormai la bava collettiva è cosa buona e giusta. Se si è premier è anche un diritto, il diritto alla bava istituzionale.
E a questo punto tutto è normale, tutto si tollera. Che cosa volete che siano le battute da caserma contro donne di ogni levatura, dalle deputate alle immigrate albanesi? E figurarsi se si può prendere sul serio la velinizzazione del giornalismo e della politica, o lo svilimento di ogni figura femminile in circolazione in Italia di questi tempi? Persino il baccanale assurto a modello di vita di un presidente del Consiglio non è più motivo di scandalo, solo di un sorrisetto abbozzato come se ci trovassimo di fronte ai giochini innocenti di un settantenne qualsiasi.
(Flavia Amabile - La stampa)
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